Ma chi mi credo di essere?

Nouvelle Cuisine. Natale del 1996, avevo 6 anni ed è stato il regalo che ho scartato nel silenzio della notte del 25 dicembre – notti in cui, abitualmente, io e mio fratello ci accordavamo così che il primo ad aprire gli occhi svegliasse l’altro per scoprire se Babbo Natale avesse davvero accontentato i nostri desideri. Babbo Natale, alla fine, mi aveva regalato una bellissima e accessoriata Nouvelle Cuisine, uno dei giocattoli più ambiti degli anni ’90 a cui spesso ammetto di pensare ancora con nostalgia.

Tuttavia, se dovessi dire che quel regalo sia stato provvidenziale, profetico o che abbia segnato in maniera determinante il mio destino, mentirei. Quel mio primo tentativo di avvicinamento al mondo dell’enogastronomia, poi, è finito per passare in sordina, un po’ come si fa con un vestito che ci piace tanto ma che abbiamo paura di indossare perché “troppo impegnativo”. A proposito di vestiti, fu proprio il mondo della moda, alla fine, ad attirare la mia attenzione quando si è trattato di scegliere l’indirizzo delle scuole superiori. Mi piaceva disegnare e da bambina sognavo di fare la stilista. Spoiler: non solo non sono diventata stilista, ma ho cambiato strada e direzione, ancora una volta, quando ho deciso di studiare lingue e comunicazione di impresa all’università.

Cosa resta oggi del food nella mia vita? Resta il fatto che penso al cibo COSTANTEMENTE, è una sorta di ossessione (nel senso buono del termine). Mi piace mangiare, mi piace prepararmi da mangiare, il mio “Esplora” di Instagram è un ricettario ricco e variegato… Insomma, se doveste chiedermelo, per me no, non si mangia per vivere, bensì si vive per mangiare. Perché il cibo per me è e resterà sempre un momento di piacere che in quanto tale va goduto, assaporato e raccontato con dovizia di dettagli.

Non c’è amore più sincero di quello per il cibo” è una delle mie citazioni preferite. Se un sapore manda in visibilio le mie papille gustative io sono capace di ballare ad occhi chiusi in mezzo alla stanza o di baciare il pasto che sto gustando (se credete che stia scherzando, ho dei testimoni che possono confermare quanto ha appena scritto, vostro onore).

E quindi, eccomi qua: a 34 anni ho deciso di dare legittimità al mio “col senno di poi” e ho finalmente conseguito il diploma alberghiero. Chi l’avrebbe mai detto che Venditti mi avrebbe concesso il bis dopo ben 15 anni con la sua intramontabile “Notte prima degli Esami”?

Finisce mica qui? Eh no, troppo facile. Un altro piccolo grande tarlo degli ultimi anni è sempre stato quello di intraprendere un percorso per diventare Sommelier. Inutile dire che sono entusiasta come una bambina davanti allo zucchero filato durante la festa di paese da quando ho iniziato questo percorso. Ho reso l’idea?

E allora per rispondere alla domanda “che cosa voglio fare da grande”, oggi, da sommelier e copywriter per passione, voglio comunicare quello che il cibo e il vino comunicano a me: passione, desiderio, profumi, sapori, consistenzeStorie di gocce di gnostra e di briciole di buon cibo. E la parola dialettale gnostra non è messa lì a caso ma l’ho scelta per il suo duplice significato: vino e inchiostro, quello che metaforicamente mi permette di scrivere proprio queste piccole storie.