Fuori piove e, mentre, scrivo con tanto di copertina sul divano, mi torna in mente una giornata altrettanto piovosa della mia scorsa estate. Se fosse una polaroid avrebbe come didascalia “Digione, agosto 2024“. Un souvenir delle vacanze estive trascorse in una regione francese di cui mi sono perdutamente innamorata: la Borgogna.
Ho provato una nostalgia così intensa da ritrovarmi, adesso, ad accarezzare l’unica bottiglia superstite di quel viaggio: uno Chablis 2021 di William Fèvre per cui aspetto una buona occasione prima di aprirla. Sono una persona romantica (e umile): nella mia collezione non ho ancora nessuna bottiglia prestigiosissima, ma questa per me è una chicca che non ho intenzione di aprire per berla in un weekend qualsiasi. In realtà, forse, più che paura di sprecare il vino che contiene, ho paura di sprecare il ricordo legato a quel vino e a quell’estate in Borgogna. E allora, perché non assecondare questa malinconia attraverso un nuovo articolo stile flusso di coscienza come piace a me?
Lione – Digione – Chablis
Questa vacanza da wine enthusiast in compagnia del mio ragazzo ci ha visti atterrare a Lione, punto di partenza per un viaggio on the road tra i vigneti alla scoperta della magica Route des Grands Crus.
First stop: Digione. Circa 2 ore e 15 minuti di tragitto dall’aeroporto di Lione.
In attesa che la camera fosse pronta per il check-in, iniziamo subito a prendere confidenza con il posto come piace a noi: mangiando e bevendo.
La città della Gastronomia e del Vino
L’obiettivo di questa vacanza è stato chiaro fin dal principio e si può riassumere in un binomio essenziale: cibo e vino. Poteva esserci prima tappa migliore della Cité de la Gastronomie et du Vin (aka Paese dei Balocchi)?
Digione ospita questo meraviglioso complesso con all’interno ristoranti, bar, sale espositive e spazi per eventi e workshop. E poi, c’era lei: la Cave de la Cité. Molto più di un’enoteca, qui puoi assaggiare quello che ti va, della quantità che preferisci e al giusto prezzo. Come? Con una card ricaricabile che dà accesso a una serie di bottiglie messe in macchine tipo distributori. La stregoneria in questione si chiama Enomatic e consente di erogare la quantita di vino che si preferisce. La Cave ha anche uno spazio espositivo nel seminterrato che è tipo un museo di vini rari e antichissimi.
Già che eravamo lì, abbiamo approfittato per una bella pausa pranzo con un piatto di carne mista, patatine, insalata e la giusta dose di mostarda. Questo prodotto tipico di Digione è praticamente presente in tutti i piatti. Per me ha avuto un impatto abbastanza forte, diciamo pure che non è proprio innoqua al palato però, ecco, andava assaggiata.
Digione ci ha, poi, dato un caloroso benvenuto con un bellissimo temporale estivo che ci ha costretti in camera fino a sera. Quando siamo usciti, finalmente, per cena un piatto di boef bourguignon mi ha riscaldata e rimesso al mondo. Il dopo cena a passeggiare per la città illuminata è stata una magica conclusione.
Chablis, je t’aime!
Il giorno prima di partire per le vacanze impazzivo all’idea di non essere riuscita a inserire in nessun modo Chablis nell’itinerario alla scoperta della Borgogna. Quindi, piuttosto che farci divorare dai sensi di colpa, abbiamo preferito fare qualche rinuncia perché sì, Chablis dovevamo visitarla per forza. Dista 1 ora e 30 minuti circa da Digione, un motivo in più per approfittarne prima di andare alla scoperta della splendida Côte d’Or.
Questo piccolo villaggio ci ha accolto con un clima timidamente mite che ci siamo goduti durante una prima degustazione da Gueguen sul terrazzino assolato della sua boutique. Una volta usciti, il colpo di fulmine: di fronte abbiamo scoperto William Fèvre dove abbiamo fatto una degustazione con spiegazione dettagliata dei vini Chablis totalmente gratuita. Gli saremo stati simpatici? Chi può dirlo… Fatto sta che abbiamo dovuto cercare di corsa da mangiare in una boulangerie del centro per evitare che la sbornia ci prendesse a schiaffi. Il borgo è delizioso e passeggiarci (magari da sobri) lo è ancora di più.
La Route des Grands Crus
Io quella sensazione di serenità e pace mista a “non me ne voglio più tornare” la proverò difficilmente in altri luoghi. Ci siamo ritrovati a viaggiare nel cuore della Côte de Nuits e nel bel mezzo della Route des Grands Crus in un infinito susseguirsi di vigneti a destra e sinistra della strada.
Vougeot e il suo Chateau
Come uno di quegli scorci da cartolina, lo Chateau du Clos de Vougeot visto ovunque su riviste e online era ora a pochi passi da me. L’iconico simbolo della tradizione enologica della Borgogna era in cima a una lussureggiante collina a contrasto con un cielo azzurro tappezzato da nuvolette bianche. A tratti irreale, devo ammettere.
Per finire in bellezza, una tappa alla Grande Cave de Vougeot tra botti e bottiglie impolverate nell’antica cantina e con assaggi di alcuni piacevolissimi vini della regione.
Vita lenta a Beaune
Dirigendoci verso sud nella Côte de Beaune, siamo rimasti incantati dal suo cuore pulsante. A Beaune ho vissuto due giorni con la costante sensazione di essere in un luogo sospeso nel tempo dove tutto scorreva lentamente, senza fretta e con dolcezza. Perdersi tra le sue stradine imbracciando la macchina fotografica è stato un piacere a cui non ho mai saputo sottrarmi. Qui è l’Hospice de Beaune il luogo simbolo protagonista. Chiamato anche Hotel Dieu, questa struttura antichissima fondata nel XIII secolo fu concepita come luogo di cura che, grazie alle donazioni e alla vendita di prestigiosi vini, nei secoli ha saputo autofinanziarsi e finanziare cause benenfiche importanti. Lo fa ancora oggi ospitando la vendita all’asta di vini prestigiosi più famosa al mondo che si tiene ogni anno durante il terzo weekend di Novembre.
Questa tappa ci ha anche fatto conoscere i vini di un’altra celebre Maison: Bouchard Aîné et Fils. Più che una semplice degustazione, qui il percorso articolato in diversi step ha dato vita a un’esperienza immersiva e sensoriale alla scoperta di colori, profumi e sensazioni tattili del vino. Imperdibile per neofiti e appassionati.
Il tesoro dello Chateau de Pommard
Tra le ultime visite, prima di passare per Beaujolais e, infine, Lione, c’è stata Pommard con il suo Chateau. Qui abbiamo scoperto come, in pochi metri circoscritti all’interno dello stesso vigneto, si possa custodire un tesoro incommensurabile. All’interno del vigneto storico Clos Marey-Monge dello Chateau de Pommard, un angolino è destinato proprio alla produzione di Simone, vino prestigiosissimo della Côte d’Or. A gennaio hanno messo in vendita il millesimato 2022, giusto per rendere l’idea. Un vino prezioso come pochi che si può acquistare solo presso la loro boutique, così come tutti gli altri vini prodotti dallo Chateau. L’e-commerce è stato, infatti, chiuso la scorsa estate lasciando la possibilità ai soli visitatori, spesso su prenotazione, di acquistare Simone e gli altri meravigliosi pinot noir della casa. Un motivo in più per tornare…
Bye Bye Borgogna
Quando più sopra ho scritto che abbiamo dovuto fare delle rinunce, ecco, Beaujolais è stata una di queste. Tuttavia ci siamo promessi che torneremo appena possibile, magari in occasione della festa del Beaujolais Nouveau che si tiene tutti gli anni il terzo giovedì di novembre.
Una tappa a Beaujolais alla fine l’abbiamo anche fatta, e pure se troppo breve sicuramente non è stata superflua. Il Domaine Passot ha chiuso degnamente il nostro tour in Borgogna facendoci assaggiare i suoi buonissimi vini, anche qui tutto a titolo gratuito. La gentilezza e la disponibilità dei proprietari è stata, forse, il colpo di grazia che ci ha fatto lasciare ancora più a malincuore la Borgogna.
Lione, col senno di poi…
Se potessimo ripetere queste vacanze da capo, molto probabilmente dedicheremmo i primi giorni a Lione per poi passare alla scoperta della Borgogna. Coccolati dal clima fresco e dalla lentezza delle giornate trascorse nella Côte d’Or ci siamo letteralmente catapultati nel caldo caos di una grande città come Lione. Una città, a mio avviso, bellissima e piena di attrazioni interessanti che, però, non siamo stati in grado di apprezzare fino in fondo.
In ogni caso, a proposito di magnà, da napoletani in crisi d’astinenza abbiamo provato una pizza napoletana che ci è piaciuta talmente tanto da fare il bis. Se la prima volta ci siamo fermati da Vico Pizzzza per assecondare un bisogno fondamentale, la seconda è stato un peccato di gola di cui non ci pentiamo assolutamente. Un grazie speciale va al pizzaiolo Pietro per averci regalato questa gioia negli ultimi giorni di vacanza all’estero.
Rinunce e ripensamenti a parte, a me questa vacanza è piaciuta a tal punto da averci scritto pure un altro articolo, sicuramente meno caotico di questa versione più intima e personale. È pubblicato su TheGiornale con il titolo: 5 posti dove bere in Borgogna.
In queste ultime righe, però, devo fare un’ammissione di colpa: io questo articolo non lo so concludere. Forse perché mi manca il coraggio di mettere ancora una volta la parola “fine” a un’esperienza che porterò per sempre nel cuore. E facciamo, quindi, che questa volta le conclusioni non ce le metto, che così ho una buona scusa per tornare in Borgogna e scrivere ancora con gli occhi pieni di incanto e il sapore di vino sulle labbra.

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