Che fine ha fatto il mio tempo libero?

Stamattina, day off, mi sono trattenuta un po’ di più a letto e quando mi sono alzata mi sono detta “Ah, che bello svegliarsi tardi!”.
Non erano nemmeno le 8.

Tardi per me, da giovane studentessa, era una fascia oraria che andava dalle 11 alle 14. Come sono arrivata alla veneranda età di 34 anni a pensare che le 7.50 siano considerate altrettanto tardi? Questa riflessione mi ha fatto, da un lato, sorridere, dall’altro (porca miseria) mi ha urlato in faccia “nennè, stai invecchiando“.

Fermi tutti. Non sto affermando di essere vecchia ad appena 34 anni ma, di avere dei ritmi sicuramente più adulti (per così dire), assolutamente sì. E questi stessi ritmi hanno influenzato, ahimé, anche il modo in cui oggi concepisco il mio tempo libero.

Il tempo libero dopo i 30 anni

Ne sento parlare ovunque, nelle conversazioni con i miei coetanei in pausa (appunto), sui social, negli articoli di riviste online, nei podcast… Noi 30enni di oggi siamo degli sfigati. Mi spiego meglio…

Prendiamo il mio caso: ho compiuto i 30 anni nell’anno del Covid (e già qui, amici, possiamo stendere un velo pietosissimo).
Se la me adolescente avesse saputo che a 30 anni sarei stata tutto tranne che una donna adulta e realizzata probabilmente sarebbe rimasta in uno stato di shock per un tempo indefinito. Senza lavoro (di nuovo), torno a vivere dai miei e resto chiusa in casa causa pandemia.
Barbie donna in carriera, scansate proprio.

Per me, dal 2020, il tempo libero ha assunto tutto un altro significato. Ho riempito i mesi di lockdown ogni giorno con un’attività diversa perché, oh, guai annoiarsi. E io questa battaglia contro la noia me la porto appresso da allora.

La F.O.M.O. (Fear Of Missing Out, trad. “paura di essere tagliati fuori”), i 30 anni e la pandemia hanno fatto la guerra al mio diritto ad annoiarsi e hanno vinto.

Quelle maledette to-do list

Cosa fare quando non so cosa fare“: è il titolo di una nota che ho sull’iphone. Se ci penso con un po’ più di lucidità io rabbrividisco al pensiero di avere davvero una to-do list così inquietante.

Al suo interno sono elencate perlopiù attività piacevoli e rilassanti come disegnare o banalmente leggere. Ma il solo fatto di averle inserite in un’ennessima e sterile to-do list ha reso questo piacere al pari di un dovere. Morale della favola? Non mi ci didedico mai.

Mi guardo attorno e mi rendo conto che l’obiettivo di questo tempo è uno solo: riempire le giornate, fino all’orlo, fino a scoppiare, anche e soprattutto quando si è liberi. Dobbiamo sempre uscire, fare sport, dormire a sufficienza ma alzarci presto al mattino, mangiare bene, viaggiare spesso, essere produttivi, fare nuove conoscenze, vivere in una casa sempre pulita e ordinata.
Dobbiamo competere, dimostrare di essere abbastanza cool, sul pezzo, ma soprattutto invidiabili.

Predico bene e razzolo ruzzolo male

Io non solo razzolo male, io ruzzolo proprio, cado rovinosamente in questo schema “wake up, work, eat, sleep, repeat e lo applico al tempo libero come se fosse un’altra corsa alla produttività.

Momento verità: mentre scrivevo ho steso una lavatrice perché “oh, è uscito il sole, e se poi te ne penti?”. Cioè, più chiaro di cosi?

Il paradosso di chi, come me, vuole riprendersi la sua sana e beata noia è sognare di godersi un momento di dolce far niente stile “vita lenta” chiedendosi quando è stata l’ultima volta e non sapersi dare una risposta.

Piuttosto che pensare a fare una lavatrice, qualche anno fa nelle prime giornate miti di aprile prendevo la sdraio e mi crogiolavo in cortile senza letteralmente fare nulla, nemmeno leggere o ascoltare la musica. Mi godevo il sole, incosapevole dei danni che potesse farmi senza protezione solare e inconsapevole che un giorno il cinguettio degli uccelli che avevo come sottofondo mi avrebbe fatto commuovere quando l’avrei riascoltato da adulta.

Il ricordo è così dolce che sono tentata di andare a recuperare la vecchia sdraio. Ma è proprio mentre ci penso che succede: inizia a piovere, ho i panni stesi fuori da mettere al riparo e i pezzi di un piccolo sogno infranto da rimettere insieme.
Niente pennichella al sole neanche oggi. Però, dai, almeno ci ho provato…

Lascia un commento