Luglio, col bene che ti voglio…

🎶 “Ahi, ahi, ahi, aaaaahi” 🎶 … A riascoltarlo oggi, questo coretto suona quasi come una manifestazione di dolore. L’estate è, infatti, sempre stata la mia stagione preferita, finché la vita adulta non mi ha preso a sberle potenti in faccia e il cambiamento climatico non ha reso insopportabile anche solo respirare.

Eppure, questa sensazione di libertà e di spensieratezza fa fatica ad abbandonare la mia mente anche quando si scontra con la realtà tutt’altro che young, wild & free che vivo oggi.
Mi ci aggrappo ancora come a un ricordo che non voglio cancellare, di me che avevo una sola preoccupazione: fare i compiti per le vacanze prima dell’inizio della scuola. Ho in mente un esercizio ben specifico del libro delle vacanze alle scuole elementari. Sorrido. Avrei dovuto rispondere a una semplice domanda: “qual è la tua stagione preferita e perché?”. Ecco, io lì ricordo di aver mentito spudoratamente, preoccupata di poter essere giudicata male dalle maestre (soprattutto da quella di religione). E allora no, non risposi che la mia stagione preferita era “l’estate, perché finisce la scuola e sono libera di giocare e andare al mare”. Tuttavia, dichiarai che preferivo “l’inverno perché si festeggia Natale e la nascita di Gesù bambino”. Sipario.
Che poi, capiamoci, a me anche il Natale piace, eh… Ma vogliamo mettere 2 settimane scarse di feste intermittenti con 3 mesi pieni di ozio e trallalà dell’estate che si trascorre fino ai 19 anni?

Io se chiudo gli occhi certi momenti li posso ancora percepire come fosse ieri. Il profumo di pane e di brioche appena sfornate del panificio dei fratelli Luongo alla fine di via Padula. C’ero io con la mia discutibile frangetta spettinata da 8enne che amavo inchiavicarmi la faccia di zucchero intenta a mangiare lentamente una graffa a colazione. Me la godevo con il sonno ancora stampato in faccia e lo sguardo perso verso i binari della stazione che si avvistavano dal balcone della cucina.
Già, la stazione di Ascea Marina, dove con zii e nonni approdavamo per l’inizio delle vacanze estive prima che i genitori potessero raggiungerci tutti per le ferie. Eravamo in tanti, tutti i cugini, accampati in letti matrimoniali, un solo bagno da condividere e un paio di biciclette da passeggio che abbiamo distrutto negli anni.
Gianna e Lemon Tree che suonano al lido Elea mentre sceglievo un gelato da mangiare in spiaggia, combattuta dall’eterno dilemma: Coppa del Nonno o Cremeria al Fiordilatte?
E mi manca fare la fila per saltare ai trampolini del lido con il mio vestito giallo preferito. I temporali estivi che ti costringevano a guardare da lontano le onde altissime e la bandiera rossa sventolare minacciosa. Il risciò del pomeriggio sulla pista ciclabile, i pattini e la musica al Charlie Brown e le serate che profumavano di mirto e zucchero filato al lunapark nel grande giardino pubblico.
“Andiamo al cinema all’aperto stasera?”. Che ci importava a noi se il film era vecchio, già visto e rivisto o se dovevamo sederci sugli scomodi gradoni dell’anfiteatro fino a non sentire più le natiche. Era il cinema sotto le stelle, oh, mica roba da tutti i giorni?
Senza dimenticare il concerto dei Velvet in piazzetta quando a 11 anni con il mio Estathè rigorosamente a pesca cantavo a squarciagola “soffro lo stress” con l’ingenuità di chi ancora non sapeva cosa fosse davvero, questo stress di cui parlavano con serietà i grandi.

Ricordo proprio tutto. Le partite chiassose a merda con le carte napoletane ormai logore, le cadute dalla bici, le risate e le litigate, le pizzette da Peperoncino, le cartoline glitterate, il cornetto notturno al cioccolato bianco di Nisi, il testo storpiato di Total eclipse of the heart, le corse all’alba fino alla scogliera, le ciabatte rubate, i sandali rotti e i rientri a piedi scalzi.

Ad occhi chiusi sono ancora lì. È tutto così incredibilmente vivido. Lido Elea, ore 16.40 di un giorno qualsiasi di luglio. Ho il costume ancora bagnato, la sabbia sottile attaccata sotto i piedi nudi, le treccine ai capelli, un fumetto delle W.i.t.c.h. tra le mani e pochi spicci per il bigliardino e un gelato. Il dubbio, sempre lo stesso: Coppa del Nonno o Cremeria al Fiordilatte? E in ogni caso no, neanche questa volta, saprei quale scegliere.

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