Langhe e dintorni in 5 cantine

Panchina gigante a La Morra, nelle Langhe

È Ottobre inoltrato. Soffia un venticello fresco ma c’è ancora un timido sole a riscaldare le dolci colline delle Langhe. Nei lenti percorsi in auto tra una visita e l’altra non posso fare a meno di lasciarmi incantare dal fascino che questa regione vitivinicola sprigiona proprio in autunno, quando i caldi colori della stagione punteggiano quel che resta del verde delle viti ormai a piena maturazione.

Disclaimer-premessa necessaria: questa non è una classifica, non ho fatto visita ai grandi nomi del panorama vitivincolo e non ho seguito i classici itinerari. Di cantine e aziende da visitare le Langhe nè è piena e la mia, ahimè, è stata una vera e propria toccata e fuga di scarsi 3 giorni con annessi rimpianti (motivo per cui urge tornarci).

Questo breve trip enoturistico inizia proprio a Barolo dove ho fatto in primis uno stop culturale al Castello di Barolo (con la sfiga di aver trovato l’enoteca comunale chiusa) per poi visitare due delle grandi icone langarole che considererei agli antipodi: Marchesi di Barolo e Borgogno.

Marchesi di Barolo: dove tutto è nato

Marchesi di Barolo, dove il Barolo è nato
© Imma Lo Savio

Visitare Barolo senza fare tappa alle cantine Marchesi di Barolo è un po’ come essere a Parigi e non andare a vedere la Tour Eiffel. Probabilmente un punto di inizio scontato e a tratti un po’ mainstream, ma che resta comunque un’istituzione e un’icona della storia del Barolo.
Già dal primo approccio, si avverte quale oggi sia il reale core business di questa azienda storica: non esclusivamente la produzione di Barolo ma l’enoturismo. E come dar loro torto visto che è proprio lì che il celebre vino è stato prodotto per la prima volta nel lontano Ottocento?

Perché visitare Marchesi di Barolo?

La storia del Barolo (e quella più romantica tra Juliette Colbert e Carlo Tancredi Falletti) te la raccontano davvero bene. La coppia, divetata celebre come i Marchesi di Barolo, non ha avuto progenie ma ha lasciato in eredità uno dei più grandi vini d’Italia. Fu proprio grazie all’intuizione della francese Colbert che il nebbiolo (vitigno con cui all’epoca si produceva un vino frizzante e dolce) indossò finalmente una nuova veste. Vinificato con le allora moderne tecniche francesi, il nebbiolo diede così vita al possente Barolo: il vino dei re e il re dei vini.

Barolo Classico, Sarmassa e Riserva dei Marchesi

Insomma, una tappa alle cantine Marchesi di Barolo la consiglio sicuramente a chi vuole conoscere la storia e le caratteristiche dell’emblematico vino nel luogo esatto dove tutto ha avuto inizio.
Ottima la degustazione finale, nel mio caso di tre Barolo: il Classico 2020, il cru Sarmassa 2020 e la Riserva 2016. Annate molto recenti per i primi due che, tuttavia, si esprimono con grande finezza ed eleganza. La Riserva è sicuramente uno dei prodotti di punta che merita di essere scoperto e, perché no, custodito ancora qualche annetto.

Visita con degustazione al prezzo di 55€

Borgogno: the unconventional

Borgogno, vini non convenzionali delle Langhe
© Imma Lo Savio

Le cantine di Borgogno sono proprio in centro: è impossibile non riconoscere le insegne che campeggiano sulla facciata dell’edificio.
Prima di dedicarci a questa seconda visita con degustazione non abbiamo potuto fare a meno di concederci una pausa gastronomica alla bottega dei F.lli Cravero (proprio accanto) con una delle loro sofficissime focacce farcite. Una vera e propria coccola che ci ha fornito le giuste energie per proseguire con una nuova e impegnativa visita.

Borgogno è tutto ciò che non ti aspetti a Barolo

Entrando da Borgogno ci si lascia immediatamente catturare dalle caratteristiche etichette esposte nello shop con un assortimento di vini dai più accessibili a quelli più prestigiosi. Ci lasciamo accompagnare nella cantina sottostante dall’esperta Marialuisa che, attraverso i suoi racconti, ci guida in un percorso affascinante alla scoperta dei processi produttivi. Ogni angolo dei sotterranei racconta un pezzo di storia di un’azienda che ha fatto dei suoi vini dei veri e propri manifesti. Uno fra tutti: No Name, il “Barolo-non-Barolo” dalla famosa etichetta di protesta.

Il Barolo di Borgogno in tre dei suoi iconici cru: Fossati, Cannubi e Liste

La visita si conclude, come di consueto, con una degustazione di tre cru di Barolo nelle annate 2020: Fossati, Cannubi e Liste. Quello che mi ha colpito di più è stato il primo, perché diverso dai classici Barolo: i terreni della vigna Fossati hanno, infatti, una buona percentuale di sabbia che donano una sorprendente freschezza accompagnata da spiccate note floreali e fruttate. C’è anche da dire che abbiamo assaggiato annate piuttosto recenti che sicuramente si evolveranno fino ad esprimere al massimo il loro potenziale negli anni.
Per chi lo desidera, dopo la degustazione, è possibile fare un salto sulla terrazza panoramica per ammirare la splendida vista su tutta Barolo e dintorni.

Visita con degustazione al prezzo di 50€

Mascarello (Michele e figli): omonimia che sorprende

Mascarello Michele e Figli, vini di La Morra nelle Langhe
© Imma Lo Savio

Quando si nomina Mascarello il pensiero va immediatamente al celebre produttore Bartolo. Michele (& figli), tuttavia, non ha nulla da invidiare all’omonimo più blasonato. Siamo a La Morra, famosa per le sue colline entrate a far parte del Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Una delle soste panoramiche e più instagrammabili delle Langhe è lì, dove è stata installata anche una gigante panchina rossa. E proprio perché, come molti, sono anche io vittima della F.O.M.O. non ho potuto fare a meno di salirci e fare qualche scatto.

Mascarello Michele e Figli è un’istituzione a La Morra

Ma torniamo a Casa Mascarello. Ci troviamo in un affascinante palazzo storico del Settecento ubicato proprio in centro a La Morra. La visita non può che iniziare nelle sue cantine storiche dove, circondati dalle antiche botti, tocchiamo con mano la storia e i processi produttivi aziendali. Siamo in un’azienda a conduzione familiare che di generazione in generazione produce con orgoglio tantissime etichette davvero interessanti.

Una degustazione esaustiva che parte dalle eleganti bollicine dell’Alta Langa…

Ben sette vini in degustazione partendo da una bollicina per procedere con un bianco e concludere con i classici rossi piemontesi: un’Alta Langa 2021, un Langhe Arneis 2024, una Barbera d’Asti 2023, una Barbera d’Alba 2024, un Langhe Nebbiolo 2022, un Barolo 2021 e un Barolo Riserva 2019. Il tutto accompagnato da un tagliere di prodotti tipici tra cui le irresistibili nocciole d’Alba. Tutta la degustazione ha avuto luogo in un’antichissima sala dall’atmosfera sospesa nel tempo. Visita straconsigliata a chiunque voglia avere una panoramica esaustiva dei principali vini Piemontesi.

Prezzo della visita con degustazione davvero imbarazzante: 35€

Pira Luigi: nel cuore di Serralunga d’Alba

Pira Luigi, vini di Serralunga d'Alba nelle Langhe
© Imma Lo Savio

Un’altra interessante realtà storica, stavolta a Serralunga d’Alba, è Pira Luigi. Un secolo di storia alle spalle, e appezzamenti in uno dei territori tra i più vocati per il Barolo e non solo. Ciò che mi ha particolarmente colpito di questa azienda, sarà banale, ma è proprio la vista direttamente dal loro terrazzino sulle colline di Serralunga. Uno scenario che rende tutto immediatamente idilliaco.

L’orgoglio serralunghese di Pira

La storia dell’azienda Pira fonda le sue radici proprio a Serralunga d’Alba, nel versante occidentale, dove i vigneti dei loro tre cru portano nel calice espressioni di Barolo uniche. Un legame secolare e indissolubile con lo stesso territorio che dall’Ottocento ha visto nascere una realtà oggi tra le più solide delle Langhe.

Il Barolo in quattro M.G.A.: Serralunga d’Alba, Margheria, Marenca e Vignarionda

La visita qui si è focalizzata quasi esclusivamente sulla degustazione dei quattro Barolo di loro produzione: Serralunga d’Alba, Margheria, Marenca e Vignarionda nelle annate 2021. Anche qui, viste le annate giovanissime, siamo di fronte a prodotti ancora troppo acerbi per potersi sbilanciare in un giudizio accurato. Ce n’è tuttavia uno che ho sicuramente apprezzato: la MGA Vignarionda per la sua straordinaria profondità e armonia complessiva. Una bottiglia su cui scommettere per il futuro.

Visita con degustazione a soli 20€

Pico Maccario: tra tradizione e innovazione

Pico Maccario, vini dell'Astigiano e delle Langhe
© Imma Lo Savio

Ci spostiamo dalle colline delle Langhe a quelle dell’Astigiano, precisamente a Mombaruzzo per una tappa da Pico Maccario. L’azienda è stata recentemente rilevata da Oniwines, sotto il più grande gruppo Oniverse (ex Calzedonia). Da dipendente Signorvino, non posso che parlarne con un pizzico di orgoglio, ça va sans dire. La patria è quella della Barbera d’Asti ma, grazie agli ettari in possesso anche nelle Langhe, produce anche vini a base di arneis e nebbiolo, due Barolo nelle MGA di Serralunga d’Alba e Cannubi e un Barbaresco (solo per citarne alcuni…).

Le colorate matite giganti di Pico Maccario a Mombaruzzo

I cento ettari vitati di Pico Maccario a Mombaruzzo sono riconoscibili dalle tantissime matite colorate giganti che li delimitano. Un vero e proprio segno distintivo che viene ripreso anche nelle etichette e nei packaging colorati e giocosi. Le stesse matite colorate smorzano l’atmosfera solenne che si respira nella barricaia sotterranea dove botti grandi, tonneau e barrique disposte in fila custodiscono i futuri vini a base di barbera e nebbiolo. Tradizione, modernità e innovazione si trasferiscono dalla vigna al calice con prodotti sempre originali e di qualità.

Una verticale di Barbera in tre delle sue più iconiche espressioni

Ho avuto il piacere di assaggiare le tre espressioni più esemplificative della barbera in uno dei suoi territori di elezione: l’Astigiano. Lavignone nell’annata 2024 è una Barbera d’Asti DOCG nella sua beva più immediata, fragrante e dal finale persistente. Tre Roveri 2021 è un Nizza DOCG dove la barbera dall’affinamento di 12 mesi in barrique e botte si esprime per una speziatura elegante e un tannino morbido. Infine, Epico, di nome e di fatto, sempre nella DOCG Nizza con annata 2021, è la riserva delle grandi occasioni. L’affinamento per 18 mesi in botti di rovere austriaco donano a questa espressione di barbera una intensità e una profondità che può essere apprezzata immediatamente ma che, in 8-10 anni, può esprimersi in tutta la sua eleganza.

Visita con degustazione dei 3 vini: 40€.

La Spinetta: “quella del rinoceronte“

La Spinetta, vini dell'Astigiano e delle Langhe
© Imma Lo Savio

Ultima, ma non per importanza, La Spinetta è stata un altro piacevolissimo fuori percorso, sempre nell’Astigiano. A Castagnole delle Lanze hanno una delle tre cantine. Stiamo parlando dell’azienda dall’inconfondibile rinoceronte in etichetta, opera di Albrecht Dürer, diventato il simbolo dell’azienda. Il motivo? Ce lo spiegano perfettamente sul sito: “L’abilità di Albrecht Dürer di realizzare un’opera cominciando da una semplice descrizione, può essere paragonata alla capacità dell’agricoltore di concretizzare un’idea.“

Dall’idea alla concretezza dei vini de La Spinetta

Concretezza è la parola chiave per i vini di questa azienda: sia i bianchi che i rossi arrivano dritti al dunque, netti e decisi.
Prima di passare alla degustazione, come di consueto, ci facciamo un breve tour della cantina sotterranea tra le innumerevoli botti e barrique.

Timorasso, barbera e nebbiolo: tre vitigni per sette vini in degustazione

La degustazione di ben sette vini parte da un bianco piemontese che non ama i mezzi termini: Colli Tortonesi Doc (uno dei miei bianchi preferiti), un timorasso strutturato, persistente ed equilibrato. A seguire una carrellata dei rossi più emblematici dell’azienda. Abbiamo iniziato con due Barbera d’Asti Superiore: Ca’ di Pian 2023 e Bionzo 2021. Siamo passati ai vini a base nebbiolo con un classico (ma, mai banale) Langhe Nebbiolo 2024 per poi procedere con due Barbaresco: il più “giovane” Gallina 2022 e l’introvabile Vigneto Gallina 2007. Concludiamo, chiaramente, con il re dei rossi (non a caso, stavolta, in etichetta spicca un fiero leone): il Barolo Campè 2021. Tutte espressioni di vini rossi di una grande eleganza, ma se avessi dovuto sceglierne uno, non avrei avuto dubbi: il Barbaresco Vigneto Gallina 2007 mi ha decisamente conquistata.

Visita con degustazione: 35€

5 consigli finali non richiesti

Trattoria del Bollito, dove mangiare ad Alba, nelle Langhe
© Imma Lo Savio

#1: Per un tour delle Langhe e dintorni, noleggiare l’auto è un imperativo categorico. Dall’aeroporto di Torino per le Langhe (nel mio caso ad Alba, città in cui ho pernottato) sono un’oretta circa di tragitto.
#2: Pernottare ad Alba è una scelta strategica dal punto di vista logistico, ma anche molto piacevole se si considera che la città è davvero bella da vivere anche se solo per 3 giorni, come nel mio caso.
#3: Proprio ad Alba, Trattoria del Bollito regala belle emozioni a tavola. I piatti che sento di consigliare sono sicuramente i Tajarin all’uovo con ragù di Langa alle 3 carni e i Ravioli piemontesi al ragù di carne e verdure con sugo d’arrosto. L’abbinamento che ho apprezzato per entrambi i piatti è con un raffinato dolcetto d’Alba Sori Dij But di Anna Maria Abbona nella denominazione Dogliani DOCG. Fresco, fruttato, persistente e dal tannino fine, questo dolcetto è riuscito a valorizzare e accompagnare con armonia i due succulenti piatti di pasta.
#4: Langhe non è solo Barolo, La Morra e Serralunga… Un pit stop a Barbaresco merita, così come salire sulla sua imponente torre dove godersi un aperitivo con panorama (o anche solo il panorama). 5€ il ticket di ingresso.
#5: Fare scorta di dolci souvenir gastronomici è un must per chi è goloso come me: nocciole di Alba IGP, crema alla nocciola (quella al latte di Gallesio Sandro “Amurin” è qualcosa di assurdo), torroni e baci di dama… Ho sicuramente dimenticato qualcosa, la lista è davvero troppo lunga.

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